Recensione di Paolo Silvestri (scrittore, giornalista che vive in Spagna) al libro Tennis sul divano
13 January 2010 - Inserito in: 0-15 Tennis Magazine, Libri, Marco Mazzoni, Storia |
Tutti noi incalliti appassionati che dedichiamo ore a giocare, ad analizzare, a guardare, a interpretare, a sviscerare il tennis, almeno una volta abbiamo pensato, quasi con sconcerto esistenziale, che, in fondo, si tratta di tirare la pallina al di là della rete cercando di metterla all’interno di un rettangolo disegnato per terra e, se si gioca una partita, tentare di fare più punti e commetere meno errori dell’avversario. E merita allora tanta attenzione, tante parole, tante energie? Se vi assale questo dubbio, leggete “Tennis sul divano” e avrete un nuovo punto di vista a confermare che le merita.

Il vero sapore di un libro lo si sente nel palato quando lo si finisce, quando si legge l’ultima riga dell’ultima pagina, ed il sapore di “Tennis sul divano” è quello un po’ agrodolce della vita. Parole grosse, direte. Però questo è il sapore che a me è rimasto, perché gli autori sanno toccare con intelligenza e delicatezza molte delle corde che accompagnano la musica dell’esistenza, a volte sublime e gradevole, a volte distorta e dissonante, altre ancora cupa e drammatica, certamente mai monocorde, almeno se si decide di viverla davvero. Le “storie” raccontate da Marco Mazzoni, in cui si descrivono con estrema competenza le parabole evolutive (o involutive) di tanti giocatori, trovano un armonico contrappunto nelle lucide “analisi” di Marcella Marcone, che sa scovare le dinamiche psichiche che di quelle storie sono il motore inconscio. E allora sì che si parla di vita. Si parla del senso della vittoria e della sconfitta, della rivalità, del dolore, dell’aggresività, dell’amore, della vulnerabilità, del narcisismo, del talento, della determinazione, della paternità, della gelosia, della famiglia, del dominio, della paura, della frustrazione, della felicità, dell’equilibrio, del carisma, del sogno. Potrei continuare, ma direi che il campionario è più che sufficiente.
I due autori “palleggiano” da fondo campo con grande scioltezza ed eleganza, in buona armonia. Entrambi la sanno lunga, Marco come giornalista e Marcella come psicoanalista. Però Marco sa anticipare con sensibilità i punti nevralgici poi approfonditi da Marcella, e Marcella sa calzare le sue “diagnosi” all’interno di un mondo che ben conosce. E allora, senza strappi, ci offrono una nuova chiave di lettura per capire e amare ancora di più il tennis.
Paolo Silvestri
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